L’arte non nasce soltanto da un gesto individuale, ma da un intreccio di presenze, voci e relazioni. Nella creazione condivisa, che attraversa il video, la musica, il film, la performance, l’opera prende corpo dentro un ambiente vissuto e dentro un tempo storico preciso, con le sue ferite, le sue ambizioni, le sue speranze. Guardare l’opera e insieme attraversarne il processo significa avvicinare l’artista al mondo, e il mondo all’artista.
Nell’opera d’arte converge ciò che l’artista vede, ciò che spera, ciò che teme; ciò che ha compreso, ciò che lo muove e ciò che lo trattiene. Se un artista si dichiara per la pace, non è affatto scontato che la sua opera lo sia altrettanto: può anche essere aspra, disturbante, tragica, persino conflittuale. Non è detto nemmeno che viva davvero la pace, o sappia riconoscerne fino in fondo il significato.
Non è detto che distingua con chiarezza le vittime dai carnefici, i sogni dai progetti, i suoni dai rumori, il silenzio vivo dall’assenza. Eppure, attraverso l’opera, rende visibile una porzione di realtà nella quale altri possono rispecchiarsi.
Ed è proprio in quel rispecchiamento che ciascuno può misurare se stesso e il proprio modo di essere in relazione con il mondo.
L’artista guarda il mondo come un sistema di cui è un nodo. L’opera è il suo modo di incidere, di essere efficace. Trasformare la materia, visiva, sonora, performativa, percettiva, è il suo modo di essere con, per, dentro il mondo.
24/4-15/5 2026
L’accesso all’evento è previsto nella fascia oraria dalle 13:30 alle 20:00.
È obbligatorio prenotarsi almeno 24 ore prima dell’evento. La prenotazione sarà considerata valida solo dopo conferma di avvenuta prenotazione.
La visita è individuale e ciascuno potrà dedicarvi il tempo necessario, compatibilmente con lo svolgimento dell’evento.

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