In relazione al tema della Pace, il mio lavoro si collega all’immaginario arcaico della Grande Madre: una condizione ciclica, non violenta, portatrice di cura e protezione. La Pace è intesa come condizione primaria.
L’opera, da me realizzata , è una Donna-Albero che affonda le sue radici nella terra profonda e porta con sé una "ferita fertile". Questa apertura richiama un evento reale del mio quartiere — la caduta e l’abbattimento dei pini — ma trasforma il trauma in crepa, grotta e caverna: manifestazioni naturali del grembo materno.
Come negli antichi pithoi (i vasi ovali neolitici che simboleggiavano l’utero della Dea), la cavità nel tronco non è un vuoto di morte, ma uno spazio di attesa. La sepoltura nel grembo è analoga al seme piantato in terra: un rito necessario affinché la nuova vita emerga dalla vecchia.
Attraverso un’azione collettiva, invito le persone a imprimere nell'argilla la texture dei resti di quei pini. Questi frammenti verranno da me inseriti nell’opera, partendo dall'interno della ferita verso l'esterno in un movimento generativo. Come l'uovo veniva offerto nelle tombe antiche per stimolare la rigenerazione, ogni impronta diventa un atto di cura nel ventre della Madre. Insieme, trasformeremo la ferita in uno spazio di Pace
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